Autostima e scuola

In questi giorni è riniziata la scuola e uno dei miei primi pensieri, in quanto educatrice e pedagogista che lavora al suo interno, è che bisognerebbe fare dei test, insieme a quelli di ingresso sui prerequisiti, sui livelli di autostima degli alunni. Solo dopo si può iniziare con il programma studiato appositamente per quella classe, perchè non si può negare che il livello di autostima del singolo (oltre alle competenze didattiche) costituiscano il livello di partenza della classe. Quel livello di cui si dovrebbe tener conto per poter decidere su quali argomenti soffermarsi, quali attività fare in gruppo, che strumenti utilizzare per le verifiche e le lezioni.
Le classi sono ormai composte di un’eterogeneità di alunni che hanno background culturali e familiari molto diversi tra loro e, nonostante sia aumentata la domanda di istruzione in Italia e il numero di anni di scolarizzazione (almeno dieci visto che l’obbligo scolastico va dai sei ai sedici anni), è sempre molto alto il livello di dispersione scolastica. Spesso si assiste a percorsi in cui i ragazzi ripetono le classi della scuola secondaria di primo grado e quando la terminano avviene con voti appena sufficienti; durante il periodo della scuola superiore di secondo grado, invece, si assiste a cambi repentini di corsi di studio e a un loro abbandono terminato il biennio o il periodo di obbligo formativo.
In questo articolo non si vogliono affrontare tematiche inerenti i metodi, i programmi, le valutazioni utilizzate dal sistema di istruzione italiano, ma mettere in luce come le caratteristiche personali degli alunni incidano sui risultati scolastici e sul successivo inserimento della persona nella società.
Per poter valutare e capire i percorsi dei singoli all’interno di una classe bisognerebbe considerare caratteristiche personali come la volontà, la motivazione e il livello di autostima individuale. Grazie all’autostima l’alunno è in grado di fronteggiare paura, stress e frustrazione dovute agli esiti scolastici. Se una persona non ha consapevolezza di sé, non possiede la capacità di individuare le proprie risorse, non ha scopi (spesso derivanti da una mancata individuazione del proprio talento) allora non programma il proprio futuro e di conseguenza non investe nella propria formazione. Spesso tali persone vanno incontro a fallimenti continui o al raggiungimento minimo degli obiettivi che non stimolano ad un maggiore impegno o non danno motivazione all’esecuzione di un compito (inteso in senso lato e non solo didattico) e tutto ciò comporta un atteggiamento negativo nei propri confronti ma anche verso la scuola e gli insegnanti.
L’autostima è l’insieme dei sentimenti, delle percezioni e valutazioni che si danno alla propria persona (comprende anche l’individuazione dei propri e altrui punti deboli) e può comportare svalutazioni o sopravvalutazioni che incidono su motivazione e giudizio emotivo della propria efficacia. L’autovalutazione strettamente legata all’autostima è il processo di valutazione del sé, è l’insieme delle valutazioni riflesse del proprio andamento evolutivo, del proprio rendimento scolastico e delle singole prestazioni. A seguito di queste definizioni è facile capire come una buona autostima incida sul successo scolastico (e professionale). Le persone con un buon livello di autostima e motivazione non si fermano davanti a un insuccesso o a un ostacolo perchè questo viene percepito come necessità di un maggior sforzo e non come mancanza di autoefficacia, mentre le persone con bassa autostima abbandonano al primo fallimento o evitano compiti difficili.
Concludo ribadendo la necessità di una valutazione del livello di autostima iniziale e di un percorso appositamente studiato per migliorare questo elemento imprenscindibile in un percorso scolastico positivo volto alla formazione della persona e non al mero trasferimento di informazioni culturali.

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