Come gestire al meglio il momento dei compiti a casa

In un articolo ho parlato della relazione tra un buon rendimento scolastico e il livello di autostima dell’alunno. Oggi tratterò ancora un argomento legato alla scuola: i compiti assegnati per casa.

Iniziamo a parlarne con un riferimento al post precedente e alla necessità di rafforzare sempre l’autostima. L’obiettivo della scuola (e quindi degli insegnanti) e della famiglia  è quello di trasmettere al ragazzo la sicurezza che può farcela e quindi bisogna inizialmente porsi delle mete facilmente raggiungibili, poi gratificarlo per ogni obbiettivo raggiunto e se ciò non avvenisse anziché rimproverarlo provare a modificare insieme a lui il metodo di studio. Se a leggere questo articolo sono i genitori vorrei ricordar loro che non è bene giustificare tutto con il proprio figlio (ad esempio non è produttivo che ogniqualvolta il minore non fa in tempo a svolgere i compiti o non li capisce vada a scuola con una giustificazione) e/o mettersi in contrapposizione con il corpo docente (magari con critiche al metodo o ai tempi che l’insegnante utilizza in classe). Il vostro dovere è quello di verificare se sia possibile modificare il metodo di studio e il tempo che il proprio figlio dedica all’esecuzione dei compiti assegnati per casa. Potete confrontarvi con i genitori dei compagni di classe di vostro figlio ma al solo scopo di verificare se è un problema che affligge solo voi o è comune a più alunni della stessa classe e quindi valutare la necessità di un’organizzazione diversa o la possibilità di un disturbo dell’apprendimento, il confronto non deve essere utilizzato per fare fronte comune contro gli insegnanti che spesso vengono additati come responsabili dei problemi dei propri figli.

Ricordo che quanto prima si interviene nella valutazione delle difficoltà (se necessario rivolgensdosi anche a degli specialisti) tanto più sarà facile intervenire per migliorare la performance scolastica sia in termini di aiuto dato a coloro che hanno un disturbo di apprendimento sia a quanti hanno bisogno di modificare il proprio approccio nell’esecuzione dei compiti.

Nell’approcciarsi ai compiti bisogna ricordare che aiutano l’alunno a confrontarsi con la dimensione del dovere; sviluppano la capacità di organizzarsi permettendo di percorrere la strada dell’autonomia; i minori imparano a gestire la frustrazione e a porsi e perseguire un obiettivo, organizzare il proprio tempo e confrontarsi con i pari. Rammentare gli aspetti appena menzionati serve all’adulto per poter sostenere con convinzione il bambino o il ragazzo ad accettare il momento dell’attività assegnata per casa perchè per loro non è importante che siano utili, loro percepiscono solo che tolgono tempo al gioco, alle amicizie e a tutto ciò che è divertente in generale, è quindi dovere di chi lo affianca stimolarlo alla loro esecuzione. Se i minori rifiutano di eseguire i compiti assegnati per casa si può valutare se lo facciano per la paura di non essere in grado o perchè ritengano siano una perdita di tempo per cose più piacevoli. Nel primo caso vi rinvio al concetto di autostima, nel secondo vi invito a non proporli come qualcosa di divertente perchè per loro non lo è ed è giusto che sin da piccoli imparino che esistono delle attività che vanno eseguite anche se non sono di loro gradimento.

Dopo questa introduzione alle problematiche relative ai compiti mi sembra doveroso illustrare alcune buone abitudini da mettere in pratica per la buona riuscita di questa attività.

Innanzittutto vorrei evidenziare l’importanza di una buona organizzazione del tempo e dello spazio. Inizialmente sarà difficile distogliere l’attenzione dei propri figli da attività ludiche in favore dei compiti quindi sarà spesso necessario essere un po’ prescrittivi e non lasciare che siano i minori a scegliere dove e quando fare i compiti, poi pian piano il bambino imparerà ad autoregolarsi.

Continuiamo parlando di spazio: la stanza e in particolare la scrivania necessitano di ordine affinchè lo studente possa concentrarsi con facilità. Anche il silenzio (leggi anche il post sull’educazione al silenzio) è fondamentale perché l’attenzione non sia condivisa tra tv o radio e compiti. Per quanto riguarda il tempo è opportuno che il bambino non svolga i compiti prima di andare a scuola o la sera tardi, ma si crei l’abitudine di svolgere i compiti nel pomeriggio così che sia passato un po’ di tempo dal rientro da scuola e si sia anche fatto un pasto, necessario a reintegrare le energie spese durante la mattinata di studio a scuola, e ci sia dopo il tempo per le altre attività (gioco, sport, amicizie e attività ricreative in generale). Si devono valutare i tempi di attenzione del bambino e capire quando è opportuno fare una pausa,  che non deve essere troppo lunga e comunicata dall’adulto al minore se non è ancora in grado di autoregolarsi (vorrei sottolineare che la capacità di autoregolazione cambia da bambino a bambino o da ragazzo a ragazzo non solo in base all’età anagrafica ma anche in base alla propensione allo studio, al livello di maturità del minore e alle difficoltà che prova nello svolgimento di questa attività).

Passiamo a parlare di aiuto: il genitore non deve mai sostituirsi al proprio figlio nell’esecuzione delle attività assegnate per casa sia perchè il bambino non imparerebbe niente e poi avrebbe difficoltà a scuola nello svolgimento della stessa attività sia perchè darebbe al bambino l’impressione di non essere in grado di eseguire la consegna e quindi non aiuterebbe la già citata autostima. Inoltre il genitore non deve sostituirsi all’insegnante con la spiegazione di nuovi o diversi metodi di svolgimento delle attività o con la presunzione di sapere quali compiti è opportuno svolgere e quali invece si può evitare di fare (rinvio alle righe precedenti ricordandovi di non mettervi in contrapposizione ai docenti).

Il genitore deve semplicemente stimolare il proprio figlio all’impegno, stargli accanto e mostrargli interesse. Lodarlo quando fa le cose nel modo giusto e non sgridarlo se sbaglia o non capisce perchè minaccia, urla, rimproveri e punizioni non aiutano il bambino o il ragazzo ad impegnarsi di più e rendere meglio ma minano la loro fiducia nelle proprie capacità e rendono meno piacevole il momento dei compiti a casa. Nel caso di errori si deve invitare il bambino a ricontrollare.

Riallacciandoci al discorso dell’autonomia non bisogna dimenticare che all’inizio di ogni percorso scolastico è opportuno verificare che il proprio figlio prepari lo zainetto la sera prima inserendo tutto il materiale necessario alle lezioni del giorno dopo senza eccezione alcuna (anche le materie con meno ore o che piaciono di meno all’alunno hanno la loro importanza per una crescita armonica del ragazzo) quindi bisogna accertarsi che porti a scuola il materiale utile alle ore di disegno, di musica, che vada vestito in maniera adeguata se c’è lezione di educazione motoria. Man mano che il livello di autonomia e di responsabilità cresceranno il controllo dovrà diminuire. In ogni caso non ci si deve mai sostituire a loro nell’organizzazione ma sostenerli finche è necessario e stimolarli ad essere sempre più autosufficienti.

Discorso a parte meritano i compiti assegnati durante le vacanze e a breve ne parlerò in un articolo..

Precedente Educare al silenzio