Educare al silenzio


Con questo titolo, che potrebbe sembrare un invito ad un metodo educativo molto rigido e autoritario in realtà, voglio introdurre un argomento che mi sta molto a cuore: l’importanza del silenzio come spazio di riflessione e rilassamento in tempi in cui sembra che non ci si possa e non si riesca a fermarsi. In una società fin troppo ricca di stimoli educare al silenzio è molto importante. Non mi dilungherò in questo articolo nell’esaminare le ricerche scientifiche in merito ma vorrei approfondire i risvolti educativi e il benessere derivante da uno stile di vita che include momenti di silenzio.

Elenco velocemente i benefici rilevati dalla ricerca: riduce lo stress, aiuta il recupero e lo sviluppo del sistema immunitario, ma soprattutto favorisce la concentrazione. È su quest’ultimo punto che mi soffermerò correlandolo ai comportamenti problema che sempre più spesso emergono nelle scuole e non solo.

La società odierna sottopone a ritmi di vita molto frenetici, l’utilizzo massivo di smartphone e videogiochi non fa che accentuare un ritmo di vita che “va in velocità”. Ribadisco anche in questo articolo che io non sono contraria all’utilizzo della tecnologia, ma come pedagogista ed educatrice non posso non delineare in questa sede anche i lati negativi dell’evoluzione tecnologica.

Al giorno d’oggi si da più importanza al fare, e al fare tanto che non all’essere, al sentire e al fare bene. Nonostante si stia da qualche tempo rivalutando il multitasking ancora ne siamo vittime. Pensiamo di riuscire a fare più cose contemporaneamente ed è anche vero ma la qualità non è identica a quando si fa una sola cosa per volta e anche la nostra vita ne risente perché siamo sempre sotto pressione, abbiamo l’idea di dover essere produttivi, che il tempo dedicato al gioco, al relax, ecc. sia un tempo sprecato. In questo stile di vita ormai sono inclusi anche i bambini e i ragazzi che non conoscono più il concetto di noia, di pausa, che hanno bisogno costante di stimoli che spesso non riescono neanche a cogliere perché sono già proiettati all’attività successiva. Ecco che emerge l’importanza di parlare dell’educazione al silenzio come momento di ascolto di sé, di sintonizzazione con l’altro, di riorganizzazione delle idee, di ricarica energetica. Riappropriandoci del tempo possiamo migliorare la capacità di osservazione, che oggi è sempre più carente nei bambini, con conseguente deficit delle capacità di problem solving, capacità di analisi e pensiero critico e creativo.

Più di un secolo fa, ormai, Maria Montessori propose un’attività di rilassamento e riflessione che nella sua semplicità permetteva a chi la praticava di esercitarsi sull’autocontrollo, sulla disciplina e la pazienza. La lezione del silenzio introdotta dal metodo Montessori è uno strumento molto importante nell’educazione del bambino perché permette di rigenerare corpo e mente, poiché lo stare costantemente immersi nei suoni e nei rumori non solo non permette di rilevare le sensazioni più profonde, i pensieri più articolati, ma distrae, confonde, agita e stanca. E qui possiamo facilmente collegarci a tutti quei casi di bambini che mostrano poca attenzione e movimento continuo durante tutte le attività (in particolare scolastiche), pur non essendo minori con deficit d’attenzione e iperattività (disturbo meglio noto con la sigla  inglese ADHD). È nel silenzio che riusciamo a perderci e a ritrovarci, ad essere presenti, a riflettere e a comunicare senza parole.

Nella scuola tradizionale il silenzio è sinonimo di rispetto per l’insegnante che parla, è talvolta lo strumento punitivo utilizzato per contrastare il chiasso e/o l’agitazione, ma io qui parlo di silenzio inteso come momento di cura di sé, come occasione di incontro con sé e con gli altri, come l’occasione per imparare ad ascoltarsi e ascoltare. In questo articolo il valore del silenzio ha un significato profondo con un valore ancora poco conosciuto. Non mi soffermerò a spiegare perché i bambini fanno e amano il chiasso, ma cercherò di sottolineare i benefici che il silenzio apporta nella vita di ognuno.

Il silenzio permette di sviluppare la concentrazione, di saper ascoltare, di comprendere, di rapportarsi agli altri in maniera vera e profonda. Il silenzio spesso fa paura, ad adulti e bambini, perché non lo si conosce e quindi non lo si sa gestire, perché obbliga a non vivere in maniera superficiale ma ad azioni profonde. Al silenzio che fa paura e spesso viene vissuto come “vuoto” spesso si sostituisce il rumore per evitare l’introspezione e ciò comporta una vita sempre più superficiale e vuota dove anche i rapporti interpersonali  sono sempre meno “veri” ma basati su semplici scambi verbali e non emotivi.

Come si può educare al silenzio? Con piccoli accorgimenti e attività: non avere sempre la televisione o la radio accesa e regolarne il volume; uscire a fare una passeggiata in luoghi non troppo caotici dove il rumore è, se non assente, almeno attutito (parchi, campagna, mare, ecc.), ascoltare in silenzio i racconti di bambini e dei ragazzi per insegnargli a non sovrastare l’altro con parole inutili, ad ascoltare davvero; fare giochi dove la concentrazione è importante e la parola superflua (dove si può semplicemente comunicare con le azioni e ciò non significa assolutamente fare giochi lenti e noiosi); guardare qualche spezzone (ancor meglio un film intero) di cinema muto che mostra come si può comunicare senza parole e che invita ad ascoltare la musica strettamente collegata al messaggio che viene trasmesso. Per chi vuole andare oltre queste piccole azioni può insegnare al bambino a riflettere su avvenimenti, comportamenti, ecc. ritagliandosi brevi momenti di “meditazione” in cui ad occhi chiusi e in una stanza silenziosa si ricordano i momenti di cui sopra.

Favorire il silenzio significa creare le condizioni affinché si manifesti spontaneamente e non tuttavia imporlo zittendo il bambino.

In questo articolo invito al silenzio, ma ad un silenzio costruttivo che aiuti a formare significati e non ad un silenzio passivo e vuoto (quello passato a vedere programmi tv ai quali non segue una riflessione).

Tutto ciò va inserito all’interno di una giornata comunque ricca e varia. Io sono contro l’assolutizzazione, la privazione totale. Mi piace pensare che mi legge non sradichi le proprie abitudini, ma sappia far confluire nella propria vita nuovi modi di vedere l’educazione pur nel rispetto della società in cui viviamo e quindi vi invito a lasciare che i vostri figli facciano chiasso in alcuni momenti, che utilizzino i cellulari (andate a leggere l’articolo che ho scritto qualche tempo fa se ancora non lo avete fatto), ad utilizzare i videogiochi, a guardare la tv e ascoltare la musica, ma cercate di insegnare anche il valore dell’ascolto di sé e degli altri, del sapersi annoiare per stimolare la fantasia e la creatività, ma soprattutto siate i primi a farlo perché se non ci credete e non ne avete assaporato in rima persona i benefici proporrete un’educazione e un metodo sterile.

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