Minori e cellulari. Emergenza educativa?

I minori sono sempre più connessi ad internet e con l’uso degli smartphone possono farlo in qualsiasi momento e luogo. Spesso i genitori si domandano quale sia l’età giusta per regalare questo strumento tecnologico ai loro figli e sempre più si abbassa l’età in cui ne entrano in possesso per la prima volta.

Lavoro con minori da tanto tempo e li osservo, ci parlo, condivido con loro parte della giornata in contesti differenti (attività estive, scuola, ecc.) e sempre più ragazzi e bambini mostrano un attaccamento al cellulare tanto da farlo diventare il loro primo strumento di interazione con il mondo. Non mi sento di parlare di interazione umana perché talvolta il telefono (sempre più tecnologico) non viene utilizzato solo per comunicare ma per fotografare, fare video, giocare online con persone che non si conoscono o contro un avversario virtuale.

Le domande che ci si deve porre secondo me sono: questo bambino/ragazzo è in grado di gestire la complessità del mondo digitale? Sa distinguere ciò che è adatto a lui o cosa potrebbe metterlo in pericolo? E io adulto sono capace di monitorare l’utilizzo dello smartphone da parte del minore?

Non si può parlare di età giusta e non è opportuno fare paragoni con i coetanei che possiedono oppure no il cellulare per decidere se è giunto il momento di acquistarne uno.

Se si decide poi di comprarlo ci si deve chiedere quali siano le regole di utilizzo corretto e i luoghi in cui è opportuno che il minore lo porti con sé.

Con questo articolo non voglio suggerire né l’acquisto di un cellulare né il suo divieto. Voglio invitare gli adulti a riflettere su quali siano le possibili preoccupazioni legate al suo utilizzo. Tante volte ho sentito l’espressione “nativi dell’era digitale” associata al concetto di utilizzo consapevole di strumenti digitali. In realtà i bambini e i ragazzi utilizzano maggiormente il cellulare, il tablet e il pc rispetto agli adulti perché non hanno paura di frugare e scoprire mondi nuovi, di “chiacchierare” e “confrontarsi” con sconosciuti, spesso viene meno anche il senso del pudore e si pubblicano selfie senza un ragionamento critico alla base. C’è da aggiungere che spesso i minori utilizzano questi strumenti senza un controllo da parte dell’adulto perché quest’ultimo non sempre è in grado di porre un limite (talvolta sono proprio i genitori ad usare in maniera sregolata il cellulare) oppure non conoscono il tipo di gioco o app che il figlio utilizza e preferiscono chiedere ai bambini a cosa serve piuttosto che verificarne personalmente la sicurezza e l’utilità. In realtà questi ragazzi non sono dei geni solo perché a due/tre anni sanno aprire l’app di youtube, ma sono semplicemente dei bimbi che applicano il concetto di adattamento ai nuovi media, esattamente come qualche anno fa i ragazzi sapevano utilizzare un telecomando e programmare un videoregistratore mentre i loro genitori no.

Da un punto di vista privilegiato come quello che vivo lavorando come educatrice in contesti familiari, posso asserire che spesso è il genitore che ha necessità che il figlio abbia un cellulare per non tagliare il cordone ombelicale. Con uno smartphone il figlio è raggiungibile immediatamente. Spesso, purtroppo, ci si nasconde dietro l’idea che fornendo un telefono al proprio figlio gli si stia dando fiducia e autonomia, ma in realtà è un modo per poterlo rintracciare in qualsiasi momento e per delegargli la responsabilità di organizzazione la propria vita sociale attraverso chat di gruppo in cui vengono date comunicazioni (ad esempio un cambio di orario scolastico o degli allenamenti sportivi) che fino ad una certa età dovrebbero essere gestite dai genitori.

Diciamoci la verità, entro una certa età non è necessario che il proprio figlio abbia un cellulare perché i genitori dovrebbero sapere dove sta. Se è a scuola o all’allenamento sportivo saranno gli adulti di riferimento ad occuparsi di lui anche in caso di malore. Se è con amici (sotto i 13 anni) dovrebbe esserci un genitore e quindi il minore è comunque al sicuro.

Non credo che si possano fare dei passi indietro attraverso la sempre più auspicata legge di divieto dell’utilizzo di smartphone che a gran voce molte associazioni di genitori stanno richiedendo. Questo per due motivi: da un lato c’è una “sconfitta” del ruolo genitoriale che anziché decidere ed agire in prima persona nell’interesse della propria progenie delega allo Stato la responsabilità di emanare una legge in merito; dall’altra perché oramai i cellulari sono talmente diffusi che sarebbe impossibile imporre un divieto in questo senso e in ogni caso la mera repressione non ha mai garantito un esito positivo tanto più in un’epoca come la nostra dove tutti (compresi i bambini) vengono coinvolti nelle scelte e non è tollerato il diniego unilaterale.

Invito anche a fare una riflessione: ma se lo Stato decidesse al posto dei genitori quando è opportuno regalare uno smartphone, cosa si comunicherebbe ai ragazzi sul ruolo che hanno mamma e papà? Che tipo di educazione stiamo dando ai nostri bambini e adolescenti? Che i genitori non hanno alcun diritto di scelta educativa, che depongono le armi davanti ad una decisione da prendere? Che i ragazzi non hanno diritto ad avere delle spiegazioni o fare una riflessione critica, ma devono semplicemente eseguire una decisione presa dall’alto?

Concludo dicendo che io non sono assolutamente contro l’uso del cellulare (sono la prima ad utilizzarlo costantemente), ma invito alla riflessione e alla scelta consapevole dietro l’acquisto di oggetti multimediali per i propri pargoli.

Se utilizzato in maniera consapevole da persone che hanno raggiunto un certo grado di maturità, questi strumenti (includo tablet e computer) possono essere utili per l’apprendimento e fungono da strumenti di studio e lavoro.

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